di Valter GALANTE
Premessa
Nel mese di dicembre la proposta del PSSR preparata dagli Assessorati Sanità e Politiche Sociali della Regione dovrebbe entrare in discussione nel Consiglio regionale per la sua approvazione. Il testo è frutto di molti mesi di lavoro degli uffici regionali, di istituti d’impronta scientifica come l’Università Bocconi e del parere raccolto in oltre 300 audizioni di interlocutori a vario titolo coinvolti dal tema sanitario. Nelle note che seguono si offre una sintesi, non esaustiva, dei contenuti di un testo del PSSR per ora articolato in circa 220 pagine. L’intento è quello di rappresentare un panorama schematico per argomenti e per punti che possa far intendere quali scelte e priorità sono state individuate a livello politico e tecnico. Seguendo questa impostazione, l’elaborato provvisorio del Piano 2025-2030, dopo aver inquadrato le principali caratteristiche epidemiologiche che caratterizzano il Piemonte, contiene indicazioni nel merito di: A) metodi, modelli, principi e criteri operativi da applicare; B) organizzazione dei servizi sanitari; C) patologie e servizi particolari; D) servizi sociali, socio-sanitari e loro integrazione; E) sistemi digitali; F) informazione; G) formazione H) ricerca; I) aspetti economici. Nel testo attuale del PSSR ognuna di queste categorie tematiche si articola nei contenuti che la compongono, facendo riferimento ai dati epidemiologici di contesto, alla situazione organizzativa esistente, agli obiettivi da raggiungere. A livello più generale viene ricordato che la declinazione operativa e territoriale degli indirizzi del PSSR è compito degli atti amministrativi della Giunta regionale e delle iniziative gestionali delle Aziende sanitarie. Per realizzare le indicazioni previste dal PSSR concorre, a diverso titolo, un sistema di operatori istituzionali quali: Azienda zero, Osservatorio epidemiologico, DAIRI-R, DIRMEI, SEREMI, CSI, SCR, IRES. Proviamo quindi a fornire un riassunto del testo seguendo la traccia delle categorie tematiche e scegliendo tra i contenuti importanti declinandoli in punti.
- A) Metodi, modelli, principi, criteri operativi
Si fa riferimento a tutte le metodologie di lavoro che negli ultimi anni sono state adottate con successo in campo sanitario a livello regionale, nazionale e internazionale. Un insieme di indicazioni a cui gli operatori della sanità, di ogni contesto e livello, dovrebbero fare riferimento per impostare le loro attività e gli orientamenti professionali. Elenchiamo quindi le principali raccomandazioni. 1) Le prestazioni sanitarie devono affiancare alla logica per specialità, importante nelle fasi acute delle patologie, quella dell’approccio multidisciplinare, più coerente con gli scenari epidemiologici di una popolazione anziana e con problemi sanitari multipli. In tal senso è determinante attuare costantemente una integrazione operativa dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali, affiancata da servizi e competenze diversi da quelli rappresentati dal posto letto ospedaliero per acuti. Il modello organizzativo da adottare è quello della rete, mettendo in relazione, con modalità formalizzate e coordinate, professionisti, strutture e servizi che erogano interventi di tipologie e livelli diversi, in un quadro di continuità assistenziale e di appropriatezza clinica. 2) Le alte specialità richiedono la concentrazione delle casistiche per sviluppare le competenze cliniche che assicurano ai pazienti la migliore efficacia clinica e sicurezza delle cure, la loro operatività deve essere inserita nell’ambito di servizi collegati in rete. I pazienti devono sempre essere orientati alla struttura che dispone delle competenze cliniche coerenti con la loro patologia anche quando essa non è situata in un luogo vicino alla loro abitazione. I moduli assistenziali precedenti e successivi agli interventi specialistici devono invece essere svolti in luoghi di prossimità. 3) Tra ASL e AO/AOU vengono formalizzati degli accordi contrattuali in base a obiettivi di salute condivisi e di prestazioni collegate e reciproche 4) Per i presidi di piccole dimensioni occorre definire una chiara vocazione funzionale in armonia con le reti dei servizi territoriali e centrata sull’analisi dei bisogni, dei flussi assistenziali, dei criteri di appropriatezza e di efficienza, evitando livelli di casistica inferiori alla soglia necessaria per garantire adeguata competenza clinica, sicurezza, qualità. 5) L’appropriatezza clinica e organizzativa viene valutata attraverso il monitoraggio della casistica trattata per disciplina e per struttura, l’analisi dei differenziali di consumo tra ambiti territoriali, lo studio dei case-mix prevalenti 6) Si garantisce l’appropriatezza tecnologica con scelte coerenti alle vocazioni dei singoli presidi e delle loro unità operative. Si sviluppano le attività di HTA per la gestione delle priorità, delle valutazioni economiche e dell’effettivo fabbisogno. 7) Le liste di attesa vanno governate aumentando i numeri delle prestazioni e affrontando i problemi di appropriatezza prescrittiva. 8) I LEA devono essere garantiti anche nelle aree più disagiate. 9) Istituzione di un “Osservatorio regionale della salute”, per rafforzare un governo basato su dati e orientato con indirizzo strategico ai risultati. Ad esso si affiancherà un “Comitato tecnico scientifico regionale” per il presidio metodologico delle attività. 10) Potenziamento del Centro regionale di risk management con la missione di promuovere la sicurezza e la qualità delle cure. 11) Sviluppo delle strategie utili a qualificare ulteriormente tutte le professioni sanitarie e organizzazione del percorso formativo della nuova figura “assistente infermiere”. 12) Definizione del rapporto tra medici e infermieri e tra infermieri e OSS in funzione della tipologia di azienda e dei bisogni. 13) Ricerca di incentivi, soluzioni organizzative e contrattuali per le discipline e sedi di lavoro meno attrattive. 14) Inserimento di personale amministrativo nei reparti per ridurre l’impiego di tempo non clinico dei medici e degli infermieri. 15) Valorizzazione del ruolo del privato accreditato e convenzionato quale parte integrata e complementare del sistema pubblico. 16) Applicazione uniforme delle esenzioni per reddito, età, patologie croniche e rare, disabilità, maternità e situazioni di vulnerabilità sociale. 17) Si promuovono forme strutturate di consultazione con il Terzo settore e con le associazioni di pazienti e cittadini. 18) Si riconosce nel Terzo Settore un partner strategico per la costruzione di una “comunità della cura” delle persone integrando risorse pubbliche, civiche e familiari.
- B) Organizzazione dei servizi sanitari
1) Considerato che la dimensione delle ASR del Piemonte è coerente con le ampie e differenziate specificità dei contesti territoriali, rimane invariato l’assetto aziendale territoriale, al fine di sviluppare e qualificare i contenuti dei servizi sanitari senza disperdere energie e risorse nella riorganizzazione dei contenitori istituzionali. 2) Nel 2026 è previsto l’avvio dei lavori per il Parco della Salute di Torino, affiancato dalle iniziative per i nuovi ospedali di Novara, Alessandria, Cuneo, Savigliano, Torino nord, Cambiano, Ivrea, Vercelli, Verbano Cusio Ossola, Torino ospedale infantile. Molte delle risorse finanziarie necessarie per l’edilizia sanitaria saranno reperite tramite fondi INAIL. Complessivamente, il programma di edilizia sanitaria contempla la realizzazione di 11 nuovi ospedali e 4 rigenerazioni o ampliamenti. Per i presidi di Galliate e di Acqui Terme si prevede il collegamento funzionale e gestionale rispettivamente con AOU di Novara e con la AOU di Alessandria, finalizzato al rafforzamento di percorsi diagnostici terapeutici integrati tra alta specialità e bassa intensità di cura. 3) Per l’assistenza territoriale vengono allestiti i servizi previsti dal DM 77/2022: 91 Case della Comunità (concentrazione di servizi e prestazioni ambulatoriali), 30 Ospedali di Comunità (per pazienti dimessi dall’ospedale e anziani non autosufficienti), 43 Centrali Operative Territoriali (COT, per ottimizzare i tempi di degenza e le filiere dell’assistenza). Ogni ASL armonizza i servizi preesistenti (come i CAVS) con le nuove realtà, tenendo conto delle priorità locali, del quadro epidemiologico territoriale, delle competenze professionali, della sostenibilità tra risorse e bisogni. 4) Ampliamento delle cure domiciliari per erogare a domicilio le prestazioni professionali ai pazienti impossibilitati agli spostamenti. 5) Consolidamento del ruolo dei Distretti territoriali per coordinare la rete socio-sanitaria e socio assistenziale degli enti locali, in collaborazione con le “Farmacie dei servizi” e le associazioni del volontariato. 6) Costituzione di una nuova azienda che raggruppa OIRM e Sant’Anna dedicata ai bisogni assistenziali dell’area pediatrica e ostetrico-ginecologica con successiva trasformazione in IRCCS. 7) Realizzazione di una rete di volontariato denominata “Corpo logistico sanitario piemontese” dedicata al trasporto e all’accompagnamento protetto di pazienti presso strutture ospedaliere e territoriali. 8) Mediante i dipartimenti della Prevenzione si promuove l’adozione di corretti stili di vita, la conoscenza dei servizi disponibili, la diffusione di vaccinazioni e screening, la tutela precoce dei pazienti cronici e fragili. 9) Promozione delle “Aggregazioni Funzionali Territoriali “come modello organizzativo per la Medicina generale e l’assistenza primaria. 10) Potenziamento del ruolo dell’”Infermiere di Comunità” per la presa in carico delle situazioni di fragilità, cronicità, non autosufficienza, nei contesti territoriali e domiciliari. 11) Nel sistema di emergenza urgenza si rafforza la presa in carico dei pazienti fragili con la costruzione di percorsi specifici nella rete dei Pronto Soccorso, in particolare per soggetti under 14 e over 75 anni. 12) Per le cure domiciliari si favorisce la diffusione di tecnologie digitali e telemedicina per il monitoraggio a distanza e per la comunicazione tra i professionisti e i familiari e i caregiver, consolidando il ricorso alle “Centrali operative territoriali” per il coordinamento degli interventi. 13) Le emergenze infettive vengono seguite attraverso il monitoraggio e l’aggiornamento del “Piano pandemico regionale”. 14) Per la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili le azioni previste sono screening gratuiti, counseling, protocolli terapeutici uniformi, campagne di informazione. 15) Si conferma lo screening neonatale esteso quale una delle principali strategie di prevenzione secondaria in ambito pediatrico, finalizzata alla diagnosi precoce di malattie metaboliche ereditarie e di patologie genetiche, ampliando il pannello di malattie incluse nella diagnostica. 16) Per l’assistenza sanitaria penitenziaria il principio guida risiede nell’adeguamento della rete dei servizi al modello di assistenza sanitaria territoriale previsto per i cittadini liberi.
- C) Patologie e servizi particolari
1) Sviluppo delle attività di odontoiatria solidale presso ambulatori di enti del Terzo settore, privati, strutture sanitarie territoriali e ospedaliere. 2) Diagnosi precoce del diabete di tipo 1 e della celiachia mediante screening rivolti alla popolazione in età pediatrica. 3) Riduzione del rischio da stress lavoro-correlato del personale sanitario nell’ambito del “Piano mirato di prevenzione”. 4) Fornire alle persone con disabilità un’organizzazione integrata dei percorsi di cura mediante un approccio multidisciplinare tra figure professionali, familiari, cargiver, per una presa in carico efficace e continuativa. 5) Contrasto alla diffusione delle demenze e Alzheimer con lo sviluppo di terapie neurologiche innovative, diagnosi precoce, sostegno alle famiglie, strutture residenziali e semi-residenziali. 6) Potenziamento dei servizi territoriali e ospedalieri di “Neuro Psichiatria dell’Infanzia dell’Adolescenza” in collaborazione con il Terzo Settore. 7) Miglioramento della rete trasfusionale con un sistema informativo per il tracciamento completo delle attività e accrescimento della collaborazione con le associazioni di donatori volontari, quali AVIS, FIDAS, CRI, CABS. 8) Evoluzione della rete di donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule con l’ampliamento delle sedi di prelievo e con costanti investimenti in formazione e informazione. 9) Mediante un insieme di tecniche di alta specialità vengono aiutate le coppie che necessitano di procreazione medicalmente assistita, consolidando il sistema di offerta delle procedure nei Centri già attivi. 10) Per i disturbi dello spettro autistico si aumenta l’accesso precoce a diagnosi e trattamento con approcci multidisciplinari e con riferimento alle specifiche età dei pazienti. 11) Cure palliative e terapia del dolore vengono sviluppate nel rispetto del principio della tutela della dignità del paziente e della qualità della vita nella sua fase terminale. 12) Per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione si potenziano le modalità di presa in carico multidisciplinare e l’accesso ai servizi. 13) Il processo di gestione della fibromialgia è indirizzato alla presa in carico tempestiva delle persone assistite, seguite da vari specialisti: reumatologi, antalgici e psicologi. 14) Per la fibrosi cistica si prevede il consolidamento dei centri regionali di riferimento per l’età pediatrica (OIRM) e per l’età adulta (AOU San Luigi). 15) La rete per le malattie rare viene sostenuta valorizzando le strutture di elevata specializzazione, qualificando i centri territoriali, dando luogo ad una assistenza capillare sul territorio, considerando tutto il percorso di cura e il sostegno alle famiglie dei pazienti non solo nella fase acuta della malattia. 16) Per l’endometriosi si utilizza l’osservatorio regionale dedicato a questa patologia per sostenere l’implementazione di percorsi diagnostici e terapeutici nella rete ospedaliera e sul territorio. 17) La rete oncologica viene migliorata con una più forte integrazione tra cure ospedaliere e territoriali e con il potenziamento degli ambulatori territoriali collegati ai centri specialistici. 18) Per la rete pediatrica si concentrano le competenze professionali e tecnologiche, costituendo nel contempo una rete di prossimità territoriale per i bisogni più semplici e frequenti, nell’ambito della neonatologia, psichiatria infantile, pediatria. 19) Per gli anziani non autosufficienti deve essere superata una significativa variabilità nella dotazione di posti letto in RSA tra i diversi ambiti territoriali, nonché nella suddivisione tra posti co-finanziati dal pubblico e quelli interamente privati.
- D) Servizi sociali, socio-sanitari e loro integrazione
1) Completare una rete integrata di servizi tra Asl, Comuni, Enti gestori delle funzioni socio assistenziali e Terzo settore per effettuare in modo coordinato la presa in carico dei pazienti. 2) Attuazione di una convenzione regionale unica tra le Asl e gli Enti gestori. 3) Sviluppo dei Budget di Salute come strumento per realizzare progetti individualizzati che mettono in rete risorse pubbliche, private e familiari. 4) Utilizzo di équipe multidisciplinari composte da professionisti sanitari, sociali e socio sanitari dedicate ai pazienti fragili e non autosufficienti. 5) Istituzione del “Dipartimento socio-sanitario” per realizzare un modello organizzativo fondato sulla presa in carico integrata e del “Dipartimento assistenziale” per sviluppare il governo multi professionale dei percorsi assistenziali coordinato da un dirigente delle professioni sanitarie. 6) Integrazione tra le programmazioni settoriali che concorrono al contrasto delle condizioni di fragilità e di rischio di esclusione per valorizzare la dimensione sociale delle politiche sanitarie, urbanistiche, abitative e dei servizi per l’infanzia, per gli anziani, per i soggetti più vulnerabili. 7) Accompagnamento degli Enti gestori verso il raggiungimento della coincidenza territoriale, ove possibile, con gli “Ambiti territoriali sociali” di riferimento. 8) confronto con gli “Ambiti territoriali sociali” in merito all’ “Ente di gestione delle risorse sociali della Regione Piemonte”, di prossima costituzione. 9) Si sottolinea l’importanza di considerare la disabilità come interazione tra la persona e il suo ambiente, piuttosto che come una caratteristica intrinseca dell’individuo. 10) Ricerca delle condizioni per la riunificazione delle unità di valutazione presenti sul territorio per garantire l’omogeneità della presa in carico e degli interventi di sostegno. 11) Per gli anziani non autosufficienti strutturazione dell’accesso ai servizi attraverso un percorso dettato dai seguenti passaggi: certificato medico introduttivo, accesso al “Punto Unico di Accesso” collocato di norma nella Casa di Comunità, valutazione unificata, predisposizione dei “Progetti di assistenza individuale integrata”, erogazione delle prestazioni, integrazioni tra servizi sanitari, socio sanitari e sociali per garantire la realizzazione integrata dei Livelli essenziali delle prestazioni, LEPS, e dei Livelli essenziali assistenziali, LEA. 12) Superare la logica del semplice adempimento per effettuare invece una programmazione concordata tra ASL e “Ambiti territoriali sociali” indirizzata ad utilizzare in maniera efficace ed efficiente le risorse disponibili. 13) L’attività dei caregiver familiari deve essere considerata cruciale per il sistema dei servizi sociali, perché consente il mantenimento a domicilio delle persone fragili ritardandone l’eventuale presa in carico nelle strutture. 14) Sviluppo delle misure che danno priorità ai caregiver di persone con disabilità gravissima o comunque con altro grave bisogno assistenziale, nonché a programmi di ricongiungimento con l’assistito tramite contributi economici e percorsi di sostegno psicologico individuale o di gruppo. 15) Si mantiene il sostegno al “Banco Farmaceutico Torino” per le attività di raccolta di prodotti sanitari e farmaceutici e la loro distribuzione alle strutture caritatevoli solidaristiche e di prossimità. 16) Vengono estese le misure per il sostegno al reddito quali il “Reddito di inclusione”, i “Progetti personalizzati di inclusione”, il “Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile”, il supporto per la formazione e il lavoro. 17) Costruzione di reti di solidarietà tramite la collaborazione tra il sistema pubblico, quello privato e il Terzo settore. 18) Viene previsto il finanziamento a favore delle famiglie con un componente minore affetto da patologie onco-ematologiche tramite un sostegno economico per esigenze di tipo abitativo, trasporto, bisogni educativi e psicologici. 19) Per il progetto “Invecchiamento attivo” vengono confermati gli appositi bandi annuali per l’assegnazione di contributi ad iniziative di formazione permanente, diffusione di stili di vita sani, attività fisica, impegno civico. 20) Si conferma la validità del fondo “Vita nascente” che prevede l’erogazione di contributi a terzi finalizzati alla realizzazione di progetti mirati al superamento delle cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. 21) Si conferma la misura regionale “Vesta” per sostenere la fruizione di servizi socio educativi da parte delle famiglie con minori fino a 6 anni, quale contrasto alla povertà educativa attraverso un’erogazione economica diretta a parziale rimborso delle spese sostenute. 22) Per la salute dei migranti si prevede l’attivazione di équipe multi professionali presso le ASL dedicate a servizi di prevenzione e di cura per la salute delle persone con vulnerabilità psichiche e spesso caratterizzate da situazioni di “dipendenze”. Si procede con percorsi di cura mantenendo la persona presso il centro di accoglienza. 23) Potenziamento degli interventi di integrazione socio-sanitaria rivolto a persone senza dimora con la sperimentazione del “Tutor socio-sanitario”. Il progetto è affidato alla “Federazione italiana organismi per le persone senza dimora” e prevede fasi pratiche con équipe di strada. 24) Revisione delle disposizioni regionali in materia di accoglienza di bambini e ragazzi in affidamento famigliare in riferimento all’evoluzione delle esigenze dei minori. 25) Predisposizione di nuovi requisiti strutturali, gestionali, organizzativi delle strutture residenziali e semi-residenziali per minori, previa consultazione con i rappresentanti del privato sociale per la definizione delle tariffe. 26) Miglioramento dell’offerta di servizi di sostegno e accompagnamento della genitorialità tramite i “Centri per le famiglie”. 27) Per il welfare abitativo si adottano tutte le azioni possibili per mettere a disposizione un flusso di risorse finanziarie certe e costanti. 28) Vengono istituiti i tavoli di confronto con il mondo della scuola e delle università per la promozione del servizio civile attraverso spazi dedicati di orientamento. Collaborazione tra soggetti istituzionali per la valorizzazione dei giovani operatori volontari in chiave di riconoscimento delle competenze nel mondo del lavoro. 29) Consolidamento del “Servizio regionale adozioni internazionali” per permettere alle persone di avvalersi di un ente pubblico per le procedure adottive. Aumento del sostegno alle famiglie con figli adottivi che presentano bisogni particolari tramite attività di rete con gli “Ambulatori di accoglienza dei minori” provenienti da adozioni internazionali.
- E) Sistemi digitali
1) L’innovazione digitale comprende la completa dematerializzazione dei piani terapeutici e la progressiva informatizzazione dei processi di prescrizione. 2) Si contempla l’identificazione delle aree cliniche e gestionali in cui l’intelligenza artificiale può generare impatti rilevanti per poi svilupparne le relative piattaforme. 3) Viene promosso il coinvolgimento delle Farmacie, dei Medici di medicina generale e dei pediatri per la presa in carico dei pazienti attraverso modelli digitali condivisi. 4) Espansione della telemedicina e del Fascicolo Sanitario elettronico nell’ambito di una uniforme adozione delle tecnologie digitali su tutto il territorio. 5) L’alimentazione del Fascicolo Sanitario Elettronico deve essere migliorata nei referti di specialistica ambulatoriale e nel conferimento dalle aziende sanitarie private. L’ obiettivo è disporre di un riepilogo clinico standardizzato sulla salute dei pazienti e dei trattamenti in corso per facilitare la continuità assistenziale tra i diversi livelli di cura. 6) Per la digitalizzazione dei processi clinici si prevede di estendere l’utilizzo del sistema di “Cartella clinica elettronica integrata” e del modulo di prescrizione farmaceutica elettronica a tutti i reparti ospedalieri. 7) In coerenza con gli obiettivi del “Piano nazionale di governo delle liste di attesa”, s’intende adottare un sistema unico, integrato e interoperabile per la prenotazione, tracciabilità e gestione delle prestazioni sanitarie relative ai diversi profili assistenziali e alla libera professione. 8) Adozione di piattaforme digitali interoperabili capaci di garantire la protezione dei dati e rispetto della privacy, in coerenza con lo “European Health Data Space”, pilastro strategico della politica comunitaria per favorire la condivisione sicura dei dati. 9) Sviluppo di strumenti digitali come gli assistenti virtuali, basati sull’intelligenza artificiale generativa e capaci di orientare i cittadini nel percorso di cura, agevolare l’accesso alle prestazioni, sostenere l’aderenza terapeutica. 10) Migliorare la trasparenza dei percorsi di cura con piattaforme digitali che permettono al cittadino di consultare le prescrizioni, le prenotazioni, gli esiti degli esami e i propri dati clinici. 11) Creazione di un nuovo portale regionale che permetterà di interagire con tutti i servizi sanitari. 12) Sviluppo dell’utilizzo regolare delle informazioni sanitarie e amministrative, per un governo del sistema basato sulle logiche di analisi dei dati finalizzate ad assumere decisioni strategiche.
- F) Informazione
1) Si promuove un’informazione chiara, accessibile, tempestiva e verificabile per sviluppare la cultura della salute e rendere il cittadino un protagonista informato del proprio percorso di cura attraverso strumenti comprensibili. 2) È garantito il diritto all’informazione sanitaria anche per le persone fragili, con disabilità, migranti e popolazione a rischio di esclusione. 3) È previsto l’ampliamento delle campagne di comunicazione rivolte ai cittadini, scientificamente controllate, in grado di raggiungere destinatari eterogenei attraverso linguaggi e formati diversificati quali affissioni, social media, video, eventi, radio video, media locali. 4) Viene promosso l’uso crescente di strumenti digitali e social media per il monitoraggio dell’efficacia delle campagne informative, l’ascolto attivo dei bisogni, la personalizzazione dei messaggi, rafforzando il ruolo della comunicazione pubblica come leva di salute e partecipazione.
- G) Formazione
1) Vengono valorizzati i contesti clinico assistenziali come luoghi di apprendimento continuo. 2) Viene promosso lo sviluppo di competenze digitali trasversali, necessarie per l’utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico, delle piattaforme di telemedicina, dei sistemi di supporto alle decisioni cliniche, delle soluzioni di intelligenza artificiale. 3) Si garantisce l’aggiornamento continuo sulla sicurezza, normative, gestione del rischio clinico, qualità delle cure, modelli organizzativi.
- H) Ricerca
1) Potenziamento della produzione scientifica assegnando specifici obiettivi alle direzioni aziendali. 2) Sviluppo di centri di riferimento per la ricerca diffusi sul territorio. 3) Istituzione di ulteriori “Clinical Trial Unit” per formare personale dedicato all’attività di ricerca, con il supporto di infrastrutture informatiche, sistemi di rendicontazione economica e di audit interno per la verifica della qualità. 4) Finalità di promozione della ricerca sul territorio regionale sono attribuite al “Dipartimento attività integrate ricerca innovazione regionale, DAIRI- R” istituito nel 2022. 5) Vengono avviati i progetti per la costituzione di 7 nuovi IRCCS. 6) Costituzione di un “Centro regionale per la ricerca traslazionale” integrando ospedali universitari, IRCCS, centri di ricerca. 7) Creazione di un “Registro unico degli studi clinici traslazionali” per ottimizzare il reclutamento dei pazienti e condividere i dati. 8) Istituzione di una rete regionale di Living Labs clinici focalizzati sulle principali aree terapeutiche. Le attività della rete sono governate attraverso un coordinamento regionale sulla ricerca traslazionale costituito da soggetti clinici, accademici e industriali.
- I) Aspetti economici
Il piano prevede interventi mirati per garantire il rispetto del principio della sostenibilità economico finanziaria. Tra gli interventi indispensabili si richiamano l’efficienza delle prestazioni senza compromettere la qualità delle stesse, l’ottimizzazione di tutte le risorse disponibili, il miglioramento dei risultati clinici in osservanza del Programma Nazionale Esiti (PNE). La sostenibilità economica del sistema socio-sanitario regionale viene definita come il presupposto essenziale per garantire l’universalità, l’equità e la qualità dei servizi, in conformità con i Livelli essenziali di assistenza (LEA) e altri e successivi parametri stabiliti a livello nazionale. Il PSSR assume la sostenibilità come priorità strategica promuovendo una programmazione finanziaria orientata ai bisogni reali della popolazione, alla valutazione ex-ante della sostenibilità economica delle iniziative, alla correttezza delle scelte tra attività interne e acquisizione esterna, alle spese fondate sull’evidenza dell’utilità delle azioni, al rispetto dell’equilibrio economico e patrimoniale delle ASR. Considerato che la giurisprudenza amministrativa, in particolare il Consiglio di Stato, ha stabilito con chiarezza che è compito delle Regioni adottare atti autoritativi e vincolanti in materia di limiti alla spesa sanitaria, le ASR non possono assumere iniziative che comportino incrementi di spesa incoerenti con la programmazione regionale, in ogni ambito di investimento. Corollario di questi indirizzi sono la revisione dei modelli organizzativi che comportano sovrapposizioni e inefficienze ed il rafforzamento dei meccanismi di controllo e valutazione della spesa ad ogni livello.
Conclusioni
La compressione schematica del PSSR che abbiamo proposto dovrebbe comunque permettere di considerare l’ampiezza delle soluzioni proposte e le linee di indirizzo che si vorrebbero applicare per la programmazione sanitaria del medio periodo prossimo. Le soluzioni e gli indirizzi contenuti nel testo di PSSR in discussione, possono essere considerate complete e adeguate per guidare i passi di Regione, ASR e gli altri soggetti coinvolti nel tema? Considerato che le argomentazioni, le linee guida, le prescrizioni, gli orientamenti si snodano tra le più consolidate e dominanti consapevolezze ed esperienze circolanti in materia sanitaria, inquadrando le indicazioni secondo le ineludibili normative di settore, sarebbe difficile formulare un responso negativo. Ne riparleremo.
